Il piano B

Peggio della morte c’è solo la vita che va avanti portando dentro un’irrimediabile, infinita sconfitta. La violenza della natura è severa ma giusta, per usare un’espressione che va di moda. La sua giustezza, la sua severità, sono postulati dalla violenza stessa, che non è sindacabile. Un terremoto non è sindacabile, un meteorite non è sindacabile, un gruppo di leonesse a caccia non sono sindacabili per la gazzella più debole, che quindi non ha diritto a sopravvivere. Il diritto è un postulato, se non addirittura un artifizio astratto, un astro immobile per agevolare il calcolo delle traiettorie, dove il calcolo è il vero fine ultimo, il piacere dell’esercizio di un pensiero da concludersi con un successo.

Il piano B è l’accettazione della violenza della natura, intesa in senso lato, in qualunque modo si manifesti, e individuando nella sostanza del suo dispiegarsi una nuova via per continuare. Entra in gioco quando fallisce il tuo tentativo di essere la natura che schiaccia la propria vittima, e sei tu che soccombi. A quel punto il peggio ridiventa la morte, che è un male piccolo, una cosa da niente, un compimento. Il piano B è meglio che morire da eroe per il piano A, qualora il tuo “eroismo” sia (già) un ramo secco, senza futuro, una fine inutile che non salverà nessuno, che non eviterà quella resa contro la quale hai combattuto.

Annunci
Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Al naturale

Un certo tipo di non violenza è una risposta gratuita alla violenza gratuita. Entrambe sono aberrazioni. Non esiste un’alternativa al combattimento tra gatti maschi per il possesso sessuale (e temporaneo) di una femmina, un combattimento che è cruento quanto lo richiede la ritardata resa del contendente destinato a perdere, fino anche alla sua morte. Non esiste un’alternativa vegetariana alla dieta di un carnivoro. Cioè: esistono entrambe queste alternative, ma solo esercitando un’arbitraria intrusione dall’esterno, qualcosa di cui non si possono prevedere le conseguenze, tipo ogm.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Un tabou à la page

Il negazionismo anticomplottista esibisce la “ridicolaggine” delle scie chimiche e altre analoghe amenità per far passare tutti i complottismi per altrettante “scemenze”, ma si guarda dall’inserire la P2 nel contesto storico reale complessivo. Non considera la sua scoperta un casuale colpo di flash, partito per sbaglio su un mondo dell’ombra perennemente attivo, articolato e interconnesso, incastrato, con quell’altro mondo che opera alla luce del sole. Non lo fa non per raziocinio, ma per ben pensare. Con quel solo inappuntabile scopo.

Trae sostegno da costrutti mentali che utilizzano per presupposto il risultato cui dovrebbero attendere. Per esempio trova irrazionale, assurdo, ipotizzare che un uomo di partito, investito di una carica pubblica di grande responsabilità, possa arrivare a operare contro l’interesse del proprio partito o della propria nazione. Lo considera astrattamente “possibile”, ma talmente improbabile da essere di fatto insensato. Non considera che un uomo privo di motivazioni politiche, privo di morale, privo di senso etico, con la sola spinta dell’ambizione al potere, alla gloria o al denaro, possa individuare (anche casualmente) una falla nel sistema di selezione di un partito, far carriera al suo interno con l’interessato sostegno esterno, economico e pubblicitario, di altre persone, fisiche o (para) giuridiche. E che possa assurgere ai più alti livelli senza mai essere di quel partito, senza alcun legame motivazionale con le sue radici, con i temi fondamentali che sono la ragion d’essere della sua base elettorale. Il negazionismo non si pone la questione se questa eventualità sia possibile, se sia addirittura in essere nel tempo presente. Non lo fa, non l’analizza neppure poiché tale eventualità “non gli viene in mente”.

Le convinzioni sulla forza della rigidità e dell’invalicabilità dei limiti posti dalla morale, inibiscono una valutazione che si basi sulla selezione “darwiniana”. Qualunque essere o sistema è potenzialmente vittima o carnefice, secondo i rapporti di forza. L’amore, l’empatia, non sono scontati e anche quando presenti, “conclamati”, hanno intensità variabile nel tempo, con conseguenti temporanei passaggi a relazioni predatore-preda. Nel sistema selettivo “puro”, a maggior ragione, l’aggressore cercherà sempre una falla nella strategia difensiva della preda designata. Se la preda è un “sistema”, probabilmente lascerà aperta una porta verso l’esterno, credendola una porta (un passaggio) interna. È vulnerabile e non lo sa, finché non acquisisce la consapevolezza di essere stata tale, a posteriori, quando le sue capacità di difesa sono ormai neutralizzate. Come un insetto nella tela di un ragno: ancora vivo ma ormai fottuto.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La via per la salvezza

Se tutte le possibili soluzioni di un grave problema in divenire hanno un comune denominatore inaccettabile per la fede che professi, negherai l’esistenza (l’evidenza) del problema anche fino a essere irrimediabilmente travolto dal dramma.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Prima del risveglio

Avevano dato carta bianca a un esercito straniero purché, sventolando la loro bandiera, li proteggesse dalla terrificante bandiera avversaria. Mezzo secolo più tardi le bandiere erano invertite, ma lo schema era ancora lo stesso.

Il veleno inoculato. La mente posseduta. I muscoli si agitavano e la droga si distribuiva veloce, più veloce, nei capillari. Si agitavano, i muscoli, onde liberarsi dall’incantesimo, dalla loro propria fine. Agitandosi vi sprofondavano.

Gli avevano spalancato le porte per richiuderle subito dietro di esso, ansiosi, ché non entrasse il nemico. L’opera lunga, paziente, era quasi compiuta.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento