Un tabou à la page

Il negazionismo anticomplottista esibisce la “ridicolaggine” delle scie chimiche e altre analoghe amenità per far passare tutti i complottismi per altrettante “scemenze”, ma si guarda dall’inserire la P2 nel contesto storico reale complessivo. Non considera la sua scoperta un casuale colpo di flash, partito per sbaglio su un mondo dell’ombra perennemente attivo, articolato e interconnesso, incastrato, con quell’altro mondo che opera alla luce del sole. Non lo fa non per raziocinio, ma per ben pensare. Con quel solo inappuntabile scopo.

Trae sostegno da costrutti mentali che utilizzano per presupposto il risultato cui dovrebbero attendere. Per esempio trova irrazionale, assurdo, ipotizzare che un uomo di partito, investito di una carica pubblica di grande responsabilità, possa arrivare a operare contro l’interesse del proprio partito o della propria nazione. Lo considera astrattamente “possibile”, ma talmente improbabile da essere di fatto insensato. Non considera che un uomo privo di motivazioni politiche, privo di morale, privo di senso etico, con la sola spinta dell’ambizione al potere, alla gloria o al denaro, possa individuare (anche casualmente) una falla nel sistema di selezione di un partito, far carriera al suo interno con l’interessato sostegno esterno, economico e pubblicitario, di altre persone, fisiche o (para) giuridiche. E che possa assurgere ai più alti livelli senza mai essere di quel partito, senza alcun legame motivazionale con le sue radici, con i temi fondamentali che sono la ragion d’essere della sua base elettorale. Il negazionismo non si pone la questione se questa eventualità sia possibile, se sia addirittura in essere nel tempo presente. Non lo fa, non l’analizza neppure poiché tale eventualità “non gli viene in mente”.

Le convinzioni sulla forza della rigidità e dell’invalicabilità dei limiti posti dalla morale, inibiscono una valutazione che si basi sulla selezione “darwiniana”. Qualunque essere o sistema è potenzialmente vittima o carnefice, secondo i rapporti di forza. L’amore, l’empatia, non sono scontati e anche quando presenti, “conclamati”, hanno intensità variabile nel tempo, con conseguenti temporanei passaggi a relazioni predatore-preda. Nel sistema selettivo “puro”, a maggior ragione, l’aggressore cercherà sempre una falla nella strategia difensiva della preda designata. Se la preda è un “sistema”, probabilmente lascerà aperta una porta verso l’esterno, credendola una porta (un passaggio) interna. È vulnerabile e non lo sa, finché non acquisisce la consapevolezza di essere stata tale, a posteriori, quando le sue capacità di difesa sono ormai neutralizzate. Come un insetto nella tela di un ragno: ancora vivo ma ormai fottuto.

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